Legalità e convivenza: nuovi interventi per la Maddalena

Dopo un anno di campagna di ascolto, il progetto Dare un posto al Disordine è entrato nella sua fase operativa. L’obiettivo, adesso, è organizzare gli interventi concreti volti a trasformare i “fenomeni devianti (prostituzione, manifestazioni di inciviltà, spaccio di droga, etc…) che minano “le forme di convivenza” di uno dei quartieri più storici e promettenti di Genova. Le azioni si concentreranno sulle zone più a rischio, quali gli slarghi di via della Maddalena, vico Rosa, vico Mele, piazza Cernaia. In Piazza Lavagna, invece, si lavorerà per conciliare l’anima residenziale con la vita notturna offerta dagli esercizi commerciali.

Nell’attesa che le azioni vengano definite nello specifico, rimangono certi i seguenti interventi:
– operazioni di pulizia e arredo urbano a cura del Sestiere. Tra queste rientra lo spostamento al chiuso dei cassonetti di vico sottile;
Laboratorio di Piazza Lavagna, volto a trovare un punto di incontro tra abitanti e commercianti;
– campagne multilingue di informazione e sensibilizzazione finalizzate al rispetto delle norme e dei regolamenti da parte degli esercenti della Maddalena;
– occupazione “virtuosa” del territorio mediante
l’avvio di attività di presidio creativo dello spazio pubblico;
– attività finalizzate alla prevenzione e sicurezza mediante l’integrazione. Tra queste rientra la costituzione di un gruppo di allenamento di rugby con i migranti che stazionano in vico mele e abitanti volontari della zone;
– maggiore presenza delle forza dell’ordine.

Ricordiamo che Dare un posto al disordine è un progetto nato alla fine del 2015 dalla collaborazione tra il Comune di Genova e diverse realtà sociali quali A.Ma, Coop, La Comunità, Arci, Coop, il Laboratorio, Ass.Med.Com. Il progetto si è aggiudicato il primo posto della prima edizione del Premio nazionale del Forum italiano di sicurezza urbana (FISU) e ha l’obiettivo di rendere il quartiere della Maddalena più sicuro, pulito e vivibile, mediante l’eliminazione di comportamenti devianti e una migliore convivenza tra esercizi commerciali e residenti. Per realizzare tali obiettivi, è stata costituita un’équipe multidisciplinare (pulizia municipale e operatori sociali) in grado di offrire al territorio le competenze di professionisti per promuovere un uso corretto dello spazio pubblico, mediante attività di mediazione territoriale, prevenzione e contrasto al disordine.
Come anticipato, il progetto è ora entrato nella sua fase operativa, dopo aver concluso un anno di campagna di ascolto che ha visto coinvolti ben 264 persone per 19 incontri tra associazioni, abitanti, commercianti e operatori sociali sul quartiere della Maddalena. Prossimo obiettivo, adesso, individuare le azioni concrete emerse nel corso della campagna di ascolto.

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Legalità: subito alla cittadinanza i beni Canfarotta

Acquisire, e quindi restituire alla cittadinanza, almeno i 46 beni liberi, e già periziati, facenti parte del blocco totale di 115 immobili (96 in città di cui 43 nella sola Maddalena) confiscati alla famiglia Canfarotta nella storica sentenza del 2014. È questa la richiesta che A.Ma, all’interno del Cantiere per la Legalità, ha recentemente fatto al Comune di Genova, a pochi giorni dalla delibera di acquisizione di 11 tra i 46 beni, per lo più su fondo strada, di cui 10 dislocati nel centro storico e 1 a Sampierdarena.

La delibera, che adesso dovrà passare all’esame del Consiglio comunale, rappresenta un primo timido passo – fa sapere Luca Curtaz, presidente di A.Ma –, ma rimangono ancora troppi i beni confiscati e non ancora acquisiti dal Comune. Questa è la sfida che la nostra associazione porterà avanti all’interno del Cantiere nel prossimo periodo. I beni confiscati, infatti – continua Curtaz – sono una grande risorsa per la collettività, un’opportunità che restituisce al quartiere spazi da riutilizzare socialmente, ma soprattutto dignità e giustizia a chi ogni giorno si impegna per migliorare il luogo in cui vive”.

Ricordiamo che, accanto ai 46 beni liberi già periziati dal Comune, rimangono ancora da acquisire tutti quei beni nuovamente occupati o da sempre occupati dai condannati, in alcuni dei quali – sostengono fonti non ancora accertate – si esercita tuttora la prostituzione. In questo contesto, A.Ma fa appello alla Prefettura, chiedendole di “svolgere il proprio ruolo e liberare gli immobili per restituirli alla collettività onesta”.

Prossimo appuntamento del Cantiere, adesso, sarà la convocazione di un’Assemblea in cui discutere sui passi effettuati e così individuare le prossime azioni da perseguire.

Storia. Il Cantiere per la legalità responsabile – ricordiamo – nasce ad inizio 2014 in concomitanza con la sentenza del 26 febbraio 2014 con la quale la Suprema Corte di Cassazione confermò la confisca in via definitiva di 115 immobili appartenenti ad una famiglia che operava nel centro storico genovese.
Si trattò di una sentenza “storica” considerata la consistenza degli immobili e la loro
ubicazione. Il procedimento era nato grazie alle operazioni portate avanti dalla Direzione Investigativa Antimafia di Genova all’interno dell’operazione “Terra di Nessuno” che portò, nel 2009, al sequestro di 139 immobili, situati a Genova ma anche a Palermo ed in provincia di Cuneo, oltre a conti correnti e titoli di credito (600 mila euro), quote societarie e veicoli, di proprietà dei sig.ri Canfarotta Benito, Lo Re Filippa e Canfarotta Salvatore, famiglia di origine palermitana immigrata a Genova nel 1970.

A seguito di questa confisca, e per mettere a sistema le già tante attività svolte dalle realtà attive nel quartiere della Maddalena in tema di sensibilizzazione pubblica al tema delle infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata, le diverse associazioni, cooperative sociali, parrocchie e soggetti attivi nel quartiere decisero di iniziare un percorso che creasse attenzione e informazione sulla confisca Canfarotta e costituisse massa critica verso le istituzioni. L’obiettivo era spingere quest’ultime a prendersi carico dei beni e restituirli alla collettività per fini sociali, proprio come prevede la legge.

Il primo passo fu lavorare alla stesura di una carta di intenti condivisa, necessaria per affermare i valori che univano le realtà aderenti e che invitasse altre realtà ad aderire.

A.Ma fu proprio una delle prime realtà firmatarie del documento, i cui principi fondamentali possono essere sintetizzati in alcune parole chiave:
1) Rispetto: delle persone, delle decisioni prese insieme e cura degli spazi collettivi;
2) Responsabilità: delle proprie azioni e dei propri comportamenti di fronte agli altri;
3) Collegialità: le decisioni prese insieme in modi e forme condivise vanno rese operative;
4) Trasparenza: lo spazio nel quale ci muoviamo è da considerarsi spazio pubblico, per cui tutto ciò che facciamo deve essere il più possibile pubblico e chiaro;
5) Legalità responsabile: rispetto e pratica di quelle leggi che contribuiscono alla costruzione di una società più giusta ed equa a partire dal nostro territorio.

Nei suoi tre anni di attività, il Cantiere per la Legalità si è fatto promotore di diverse iniziative sulla legalità, tra le quali l’organizzazione di giornate di sensibilizzazione sul tema; incontri periodici di confronto con le istituzioni; azioni artistiche/culturali intraprese direttamente sulle saracinesche dei beni confiscati con l’obiettivo di trasmettere un valore simbolico di contrasto alle mafie.